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lunedì 31 marzo 2014

Recensione "Storia di una ladra di libri"

"Storia di una ladra di libri", questo il titolo del film del 2013 diretto da Brian Percival.
Ambientato in uno dei più freddi climi storici,quello nazista, la prima scena di tutto il film si apre con la profonda e inesorabile voce del narratore onnisciente, interpretato dalla morte.
Colei che porta via.
Difatti la protagonista viene colpita da una serie di lutti che sta solo allo spettatore definire sventura o fato.
Il fato gioca un ruolo importante, quasi fondamentale, nel film; così centrale che si può quasi definire lui stesso il protagonista del lungometraggio.
Altrimenti come potrebbe una bambina che deve patire tutta la crudeltà che l'uomo può esprimere in gesti, parole e azioni, trovare il positivo? Trovare il fiore nel campo di erbacce?
Semplice, è lei il fiore.
Un fiore che scrive, narra, descrive e osserva con occhi critici e inquisitori un mondo di violenze a cui non appartiene, ma al quale è stata assegnata.
L'ironia di vivere in Via Paradiso, che non è altro che un inferno caldo che brucia tra la candida neve tedesca.
Il rosso scarlatto di bandiere e quei riccoli dorati, quella cascata aurea che splende come una gemma al sole.
Un film che affronta temi difficili.
Un ebreo che sfida le bombe guardando il cielo stellato.
 E quelle stesse stelle, che piangono la miseria di uomini che hanno perso, o forse non hanno mai trovato, la pace.
Scrivere un libro può essere la salvezza? No.
Scrivere un libro però, in questo film, significa riscatto.
Il riscatto di una ragazzina chiamata scema, ma che non si perde d'animo e continua a lottare fino all'ultimo mortale respiro per l'unica occasione che ha di essere.
Le scene, i costumi, i colori, gli attori, tutto molo coerente ed adatto.
L'unica pecca sta forse nei fotogrammi in cui vengoni inquadrate le parole, quelle famigerate parole che sembrano uno sfondo ma in realtà sono uno dei soggetti principali.
Essendo il film ambienatao in Germania, le scritte dovrebbero essere in tedesco, mentre sono invece in inglese.
Ma nulla è perfetto.
Tranne forse, come mostrato in questo film, il devastante tempismo del caro narratore onnisciente.
La tanto temuta morte.



domenica 23 marzo 2014

Boogie Woogie

Scendendo le scale che portavano alla saletta continuavo a ripetermi chi me lo avesse fatto fare. In fondo ho sempre odiato la musica alta, gli schiamazzi e la confusione...
 Poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco il ricordo di Emma, la mia migliore amica amante della bambagia e delle feste, che la sera prima mi aveva pregato di venire, argomentando le sue suppliche e facendomi sentire in difetto;
" Non esci mai di casa!" mi aveva detto, " Inizierai a fare la muffa su quella macchina da scrivere!" aveva continuato ed io, forse per accontentarla, avevo deciso di venire. Ed ora eccomi li, seduta a quel tavolino di legno duro ed immobile, un po'come me. La sigaretta vicino a me si dissolve piano ed un fumo denso danza a ritmo di musica come tutti quelli intorno a me. Volteggiano, saltano, le donne fanno ruotare le gonne che si alzano e mostrano calze scure. Tutti ridono ed ogni tanto qualcuno da un calcio al mio tavolo, spezzando la dolce danza del fumo acre della sigaretta, ormai ridotta a poco più di un mozzicone e facendo tremare il mio bicchiere, che mi vedo costretta a tenere con una mano. Il recipiente e' di un vetro spesso e un po' graffiato e racchiude l'ambrosia delle persone annoiate: la birra. La sorseggio e sento il gusto amaro che rispecchia il mio stato d'animo; guardo dentro al bicchiere. Bollicine. Frizzanti e scoppiettanti, come questo Boogie Woogie. E solo allora mi rendo conto che la mia vita è come una birra senza bollicine: amara e ferma, quasi stagnante. Appoggio la testa su una mano, ho paura che la nuca possa appesantirsi e cadere per i troppi pensieri. Non sento più la musica, riesco solo ad ascoltare il mio sproloquio interno. Sono annoiata? Si, molto, ma sopratutto sono sola. Sono sola nel mezzo di una folla di ballerini sudati. Interagiscono tutti... o cosi sembra. Un altro calcio mi riporta nell'angusta saletta e i miei pensieri svaniscono non appena noto un ragazzo dietro di me. sembra essere sulla ventina, come me. ha i capelli tra il chiaro e lo scuro, di un colore non ben definito; la camicia a scacchi non sembra essere indossata, ma solo appoggiata sulle spalle. E'solo, come me. Osserva con desiderio gli altri ballare, ma nel contempo sembra essere a disagio e fuori posto. Nel frattempo la birra è finita ed io non credo di voler sopportare un'altra canzone, così decido di andarmene. Emma non si accorgerebbe comunque della mia assenza, visto sembra non voler notare la mia presenza. E' molto occupata a ballare con un ragazzo vicino alle scale... Lascio qualche monetina sul tavolo per pagare la birra e mi alzo, la mia gonna mi sfiora le ginocchia e le scarpe seguono la volontà dei piedi che si muovono verso le scale. Voglio andare a casa, scrivere a macchina una lettera che non invierò mai a nessuno e poi andare a dormire. Quando sto per uscire sento un tocco sulla spalla; mi volto un po' irritata e vedo davanti a me il ragazzo con la camicia a quadri. Ha un sorriso impacciato e dopo qualche istante sputa fuori in un solo fiato:<< Salve signorina vorrebbe ballare?>>. Mi fermo. Sto per rifiutare, quando ripenso alla birra, alle bollicine e alla stagnante monotonia della mia vita. Penso. O forse no, magari non sto riflettendo, ma mi sto solo gettando tra le braccia dell'impulso. Accetto. Iniziamo a ballare... Non è poi così male, tranne forse per i continui urti con gli altri e qualche gocciolina perlata di sudore. La canzone finisce e chiedo al ragazzo il suo nome... Me lo rivela ed io gli svelo il mio. Iniziamo a parlare ed io mi dimentico di dovermene andare. Dopo ore che a me sembrano minuti la musica muore e l'aria è ora satura di saluti e rumori di passi incerti. Devo salutare il mio nuovo amico. Prima però gli dico:<< Sai, ho sempre odiato i posti come questi, ma stasera è stato divertente ballare con te>> Lui mi fissa e poi mi risponde:<< Già, anche io, ma stasera un mio amico mi ha trascinato qua... Si può dire che ne sia valsa la pena>>. Non so se io creda all'astrattezza del fato, ma le coincidenze sono reali! Ci salutiamo e ci scambiamo gli indirizzi. Forse, stasera, la mia solita lettera avrà un destinatario diverso dal cestino della carta straccia.